Nel convento altrui non si porta mai la propria regola.- Paolo Rumiz
Nel convento altrui non si porta mai la propria regola.
I giornalisti sono ignoranti, anzi devono esserlo, per non farsi sommergere dagli eventi e per conservare un po' di sana meraviglia verso la vita. In compenso, imparano in fretta ciò che non sanno.
È il duende lo spirito che si impossessa dell'uomo quando rinuncia agli algidi perfezionismi e all'ansia da prestazione.
Il bene prevale numericamente sul male, ma non sa fiutare il pericolo.
Come si fa a vestirsi di verde e impugnare uno spadone? A uno che si concia così mancano tre cose: identità, senso del ridicolo e sale in zucca.
Sta viaggiando: è entrato in quel misterioso gerundio dell'anima che è l'eterno presente del viaggio.
Ho bisogno di provare per mia madre il rispetto che si prova per un ideale.
È l'autorità che vogliono. La fermezza. Perciò trovatele dentro di voi e vi guadagnerete il loro rispetto. Senza il rispetto, la disciplina va a ingrassare i pesci.
Non c'era rispetto per la giovinezza quando ero giovane, ed ora che sono vecchio, non c'è rispetto per l'età - l'ho perso arrivando e partendo.
Al fanciullo si deve il massimo rispetto.
I consensi, gli applausi, i sorrisi, le compiacenze del prossimo sono il più potente farmaco contro l'invecchiamento, il più sicuro rimedio contro la fatica del vivere, il più potente afrodisiaco.
Gli inglesi non hanno rispetto per la loro lingua, e non insegnano ai loro figli a parlarla.
Volete credere alla religione? Non leggete i libri che la provano. Volete rispettarla? Non guardate a coloro che la predicano.
Ho paura di Dio, lo rispetto e lo amo.
Quello che non torna, merita rispetto.
La vera vittoria è la vittoria sull'aggressione, una vittoria che rispetti l'umanità del nemico rendendo così inutile un ulteriore conflitto.