La non resistenza al male repugna profondamente alla nostra natura.- Giovanni Papini
La non resistenza al male repugna profondamente alla nostra natura.
Nel nostro mondo nulla muore o sparisce interamente e definitivamente e così un rito magico preistorico è contemporaneo, presso un popolo civile, delle più ardite applicazioni della fisica modernissima.
Tutto il talento di certi uomini si riduce all'arte di far credere che hanno tutti quei talenti che non hanno.
Non s'impara qualcosa dagli altri che nelle conversazioni a due, dove colui che insegna si adatta alla natura dell'altro, rispiega, esemplifica, domanda, discute e non detta il suo verbo dall'alto.
Ridere significa aver paura. L'uomo è «l'animale che ride» perché lui solo sa di dover morire.
Se gli scrittori non leggessero e i lettori non scrivessero, gli affari della letteratura andrebbero straordinariamente meglio.
Tutte le casalinghe del mondo possono trovare le parole giuste per impiccarvi. Perché hanno un sacco di tempo libero per raccattare le parole giuste. Che penetrano e sprofondano.
Il presidente Napolitano - e gliene sono profondamente grato - ha sempre mostrato sollecitudine nei miei confronti.
Il problema non è sradicare il desiderio, non sopravvivremmo senza: il problema è capire cosa davvero ci rende felici. E siccome per essere felici profondamente dobbiamo capire cosa sono nascita malattia vecchiaia e morte, essere felici vuol dire capire la vita.
L'ignoranza è una benedizione, ma perché la benedizione sia completa l'ignoranza deve essere così profonda da non sospettare neppure se stessa.
Certe volte penso che noi non ci siamo lasciati perché volevamo lasciarci: ma soltanto perché nessuno ha voluto o saputo aiutarci quando, ancora giovanissimi, siamo precipitati in una crisi profonda.
Se il Bene, invece che estraneo, incomprensibile, un altrui capriccio, ci apparisse nostro, espressione di ciò che vogliamo profondamente, non ci sarebbe alcun merito ad obbedirgli, poiché non vi sarebbe alcuna amarezza.
Nulla può crescere e nulla così profondamente dissolversi, come l'uomo.
La gente con cui è più difficile vivere è quella che ha una conoscenza profonda della vostra natura senza un corrispondente profondo affetto. Essa legge in voi come in un libro, ma è il libro di un autore che non ammira.
Molti di coloro che oggi s'indignano per certe ingiustizie, a ben guardare s'indignano solo perché quelle ingiustizie toccano proprio a loro: quindi non è un'indignazione veramente radicata e profonda.
In cinquant'anni molte cose sono profondamente cambiate, la poesia è cambiata, ma non è cambiato il compito dei poeti, quello di disegnare il profilo ideologico di un'epoca.