"Ma": la terribile parola della disperazione.- Tommaso Landolfi
"Ma": la terribile parola della disperazione.
Il ricordo è un compromesso: gli uomini si difendono con quello.
Il bianco è il colore sfacciato del pudore.
Al mondo non sempre i buoni e i generosi hanno la ricompensa che si meritano.
L'arte si afferma, crea una nuova e più congrua realtà: sì certo, quella appunto dell'arte, che non si dà chi non sarebbe disposto a barattare contro un minuzzolo di quest'altra vile e spregiata.
Quando ci si sente tristi e addolorati ecc. basta mangiare un po' di cioccolata o aspettare un po' di tempo perché tutto si metta matematicamente a bene.
La partenza, non meno del ritorno, appare impossibile al disperato.
È sempre svantaggioso combattere contro chi non ha nulla da perdere.
Quando ti preoccupi, ti aggrappi a qualsiasi cosa per la disperazione; e quando ti aggrappi, sei destinato a esaurirti o a esaurire coloro ai quali ti stai aggrappando.
Gradi della disperazione: non ricordarsi di nulla, ricordare qualcosa, ricordare tutto.
In breve, la disperazione cerca il proprio ambiente così infallibilmente come l'acqua cerca il proprio livello.
Il suo sconforto aveva un'aria teatrale, come capita spesso quando lo sconforto è autentico.
Quando non ti resta nient'altro imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra.
Il contrario della speranza è la disperazione, la resa totale. L'unico peccato per il quale non c'è perdono, né in terra né in cielo.
Bisogna toccare il fondo per poter risalire.
E io ti dico, un dolore disperato è privo di passione.