Credo che senza cattiveria non ci sia commedia.- Volfango De Biasi
Credo che senza cattiveria non ci sia commedia.
Elegante com'era, nel pensare, nel vivere, oltreché nel lavorare, penso che Luchino mettesse la cattiveria, più che la bontà, nel novero delle cose eleganti: era elegante, per lui, la negatività nel suo duplice aspetto di sadismo, e masochismo.
L'uomo, abbandonato a se stesso, è troppo cattivo per essere libero.
Quello che mi meraviglia nel mondo è che i cattivi non siano anche contenti.
Quello che ci rende veramente cattivi è che nessuno esamina la propria vita.
La gente pensava a me come a un cattivo, ma se mai dovessi tornare libero, farò sapere loro cosa significa veramente la cattiveria.
Chi riesce a dire con venti parole ciò che può essere detto in dieci, è capace pure di tutte le altre cattiverie.
Non esistono razze, categorie o popoli cattivi, ma solo singoli individui non dotati di pietas.
Ce ne sono dei buoni, alcuni sono mediocri, ma i più sono cattivi.
Visconti era generoso, sensibile, educato, tenero, ma mai «gentile». Tutto, in lui, era valutato in base al criterio dell'eleganza. La gentilezza non era elegante. A suo parere, solo la cattiveria lo era. Poteva divertirsi con chiunque come fa il gatto con il topo.
La cattiveria dei buoni è pericolosissima.