Anche oziare, ma con consapevolezza, può essere un'arte.- Dacia Maraini
Anche oziare, ma con consapevolezza, può essere un'arte.
Le parole, dice lo scrittore, vengono raccolte dagli occhi come grappoli di una vigna sospesa, vengono spremuti dal pensiero che gira come una ruota di mulino e poi, in forma liquida si spargono e scorrono felici per le vene. E questa la divina vendemmia della letteratura?
Il silenzio, quando non è scelto, è pieno di echi sinistri, tracce di richiami falliti, di grida soffocate, di segnali di fumo che il vento ha disperso.
Nella sciattezza linguistica in cui viviamo c'è bisogno della poesia, che ha la funzione di avvicinarsi all'assoluto. In questo mercato generale delle parole, la parola poetica diventa un assoluto.
La ricerca non è soltanto funzionale a ciò che si sta cercando; la ricerca contiene in se stessa la ricompensa della sua fatica.
Gli innamorati si credono una folla anche quando sono uno più uno.
Nel nostro mondo l'ozio è diventato inattività, che è tutt'altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca.
È sorprendente come può essere produttivo, a volte, non fare nulla!
Io vagheggio il «diritto all'ozio», mentre c'è chi si affanna a cercare con la lanterna, il diritto al lavoro nella carta costituzionale.
L'ozio è il padre di tutti i vizi, ed è il coronamento di tutte le virtù.
La cosa più deliziosa non è non aver nulla da fare: è aver qualcosa da fare, e non farla.
Nessun grado di stanchezza arreca sofferenza quanto l'essere perfettamente riposati e senza niente da fare.
L'ozio è il principio di tutti i vizi e il coronamento di tutte le virtù.
È una fatica da cani l'oziare. Ma non protesto contro la fatica purché non miri a uno scopo preciso.
L'ozio è il padre di tutti i vizi, ma il vizio è il padre di tutte le arti.
L'ozio senza il conforto delle lettere è morte e sepoltura di un uomo vivo.