I consumatori moderni possono etichettare sé stessi con questa formula: io sono ciò che ho e ciò che consumo.- Erich Fromm
I consumatori moderni possono etichettare sé stessi con questa formula: io sono ciò che ho e ciò che consumo.
Morire è tremendo, ma l'idea di morire senza aver vissuto è insopportabile.
In ogni attività spontanea l'individuo abbraccia il mondo.
L'uomo muore sempre prima di essere completamente nato.
L'avidità è un pozzo senza fondo, che esaurisce la persona nello sforzo incessante di soddisfare il bisogno senza mai raggiungere la soddisfazione.
L'incertezza è la condizione perfetta per incitare l'uomo a scoprire le proprie possibilità.
Per permettere alla società dei consumi di continuare il suo carosello diabolico sono necessari tre ingredienti: la pubblicità, che crea il desiderio di consumare, il credito, che ne fornisce i mezzi, e l'obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità.
Una società di consumatori non saprà mai prendersi cura di un mondo e delle cose pertinenti in esclusiva allo spazio delle apparenze terrene, perché la sua posizione fondamentale verso tutti gli oggetti, consumare significa la rovina di tutto ciò che tocca.
L'atteggiamento implicito nel consumismo è quello dell'inghiottimento del mondo intero.
Il consumatore è un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio: una condizione che assume ovvia evidenza in fenomeni patologici come l'alcolismo e l'assuefazione alle droghe.
Oggi il consumatore è la vittima del produttore, che gli rovescia addosso una massa di prodotti ai quali deve trovar posto nella sua anima.