Infelice colui che legge la sua gloria nello sguardo volubile del pubblico.- Fatou Diome
Infelice colui che legge la sua gloria nello sguardo volubile del pubblico.
Chi sta sulla punta dei piedi non si tiene ritto, chi sta a gambe larghe non cammina, chi da sé vede non è illuminato, chi da sé s'approva non splende, chi da sé si gloria non ha merito, chi da sé s'esalta non dura a lungo.
La gloria non può fare la gioia di chi l'ha usurpata, non meritata.
La gloria disdegnata ritorna talvolta, a tempo debito, accresciuta.
La nostra gloria maggiore non consiste nel non sbagliare, ma nel risollevarsi ogni volta che cadiamo.
La gloria è un veleno che bisogna prendere a piccole dosi.
La gloria è come le lucciole, che da lontano brillano ma viste da vicino non hanno né testa né luce.
Sicuramente un Re che ama il piacere è meno pericoloso di uno che ama la gloria.
Il mondo è il cortile da gioco di Dio e un riflesso della sua gloria.
Nell'universale miseria della condizione umana, e nell'infinita vanità di ogni suo diletto e vantaggio, la gloria è giudicata dalla miglior parte degli uomini il maggior bene che sia concesso ai mortali, e il più degno oggetto che questi possano proporre alle cure e alle azioni loro.
L'umiltà e la carità vanno di pari passo. L'una glorifica e l'altra santifica.