Vile, tu uccidi un uomo morto.- Francesco Ferrucci
Vile, tu uccidi un uomo morto.
La vendetta procede sempre dalla debolezza dell'animo, che non è capace di sopportar le ingiurie.
Nulla è più ripugnante della maggioranza: giacché essa consiste in alcuni forti capi, in bricconi che si adattano, in deboli che si assimilano, e nella massa che trotta dietro senza sapere minimamente quello che vuole.
Per debolezza si odia un nemico e si pensa a trarne vendetta; per pigrizia ci si calma e non ci si vendica affatto.
Tenerezza e gentilezza non sono sintomo di disperazione e debolezza, ma espressione di forza e di determinazione.
Il coraggio più difficile, e a' deboli specialmente più necessario, è il coraggio di saper soffrire al bisogno.
Ci sono due generi di debolezza: quella che si piega e quella che si spezza.
Devi apparire debole quando sei forte, e forte quando sei debole.
I forti si salvavano a spese dei deboli, e soccombeva chi non era furbo a sufficienza per sopravvivere.
Dev'essere un sistema molto fragile se basta una manciata di bacche a farlo crollare.
Il morire per fuggire la povertà o l'amore o una sofferenza qualsiasi non è da uomo coraggioso, ma piuttosto da vile: è una debolezza quella di fuggire i travagli, e chi in tal caso affronta la morte non lo fa perché è bello, ma per fuggire un male.