La tristezza del discendere è il prezzo pattuito della gioia del salire.- Giovanni Papini
La tristezza del discendere è il prezzo pattuito della gioia del salire.
La non resistenza al male repugna profondamente alla nostra natura.
Il progetto non è forse il tè, il caffè, l'oppio, l'haschisch della vita? Non è forse il sostituto, il surrogato, la caparra della realtà?
Abbiamo bisogno di cadaveri per lastricare le strade di tutti i trionfi.
I medici sono più pericolosi delle malattie, ma le medicine sono ancor più pericolose dei medici.
Ridere significa aver paura. L'uomo è «l'animale che ride» perché lui solo sa di dover morire.
Era così triste che sorrideva con un labbro solo.
Tristezza, stanchezza che penetra nell'anima.
La tristezza è la malinconia che ha perso la speranza.
Il lavoro è il miglior antidoto alla tristezza.
Tristezza come l'acqua che rimane quando ci siamo lavati.
Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un po' di divertimento.
La tristezza come inclinazione è un vizio. La tristezza bisogna meritarla.
Si china il giorno e colgo ombre dai cieli: che tristezza il mio cuore di carne!
È necessaria l'infelicità per capire la gioia, il dubbio per capire la verità... la morte per comprendere la vita. Perciò affronta e abbraccia la tristezza quando viene.
Quando il guerriero non si sente felice davanti al tramonto, c'è qualcosa di sbagliato.