La politica è la scelta fra il disastroso e lo spiacevole.- John Kenneth Galbraith
La politica è la scelta fra il disastroso e lo spiacevole.
Tutte le razze hanno prodotto economisti di successo, con l'eccezione degli Irlandesi che senza dubbio possono vantare la loro devozione ad arti più alte.
Il socialismo, al nostro tempo, non è una conquista dei socialisti; il socialismo moderno è il figlio degenere del capitalismo. E così sarà negli anni a venire.
In ogni grande organizzazione è molto, molto più sicuro sbagliare con la maggioranza che avere ragione da soli.
I nemici della saggezza convenzionale non sono le idee ma la marcia degli eventi.
L'empatia è il lievito della politica.
Il divorzio dalla realtà del Paese riguarda una gestione autoreferenziale del potere politico e delle istituzioni mirata non al bene comune, bensí alla perpetuazione del sistema e alla sopravvivenza di chi lo rappresenta.
Antipolitica è dire «ce lo chiede l'Europa», ma se poi l'Europa ci chiede la legge anticorruzione, allora l'Europa si faccia i cazzi suoi.
I media, lungi dall'essere una cospirazione per attutire il senso politico della gente, potrebbero essere considerati una cospirazione per celare l'ampiezza dell'indifferenza politica.
Volevo vincere il Premio Nobel per l'Economia. Ero... non dico lì lì per farlo, però ero sulla strada giusta. Ha prevalso il mio amore per la politica, ed il Premio Nobel non lo vincerò più.
La carica pubblica è l'ultimo rifugio del mascalzone.
I politicanti sono i camerieri dei banchieri.
La politica moderna è, in fondo, una lotta non di uomini ma di forze.
Gli italiani sono un popolo di sedentari. Chi fa carriera ottiene una poltrona.
All'identificazione tende a sostituirsi un senso di estraneità. Alla militanza la diffidenza: un sentimento misto di frustrazione per l'impotenza dei decisori e d'insofferenza per la loro intrusività.