L'uomo nella strada è sempre uno straniero.- Mason Cooley
L'uomo nella strada è sempre uno straniero.
La malafede ama i discorsi sull'amicizia e la lealtà.
Nel club di bridge e nei consigli di stato, le passioni sono le stesse.
I giovani si gloriano. I vecchi si schermiscono.
Non cercare mai di lanciarti da un punto morto.
Niente caos, niente creazione. Prova: la cucina all'ora di pranzo.
Nel grande viaggio si fanno dei viaggi, sono i nostri piccoli percorsi insignificanti sulla crosta di questo pianeta che a sua volta viaggia, ma verso dove?
Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato e che cosa sai.
Più i viaggi sono lontani, più si entra nel mondo.
Non ci si rende conto quanto sia bello viaggiare, finché non si torna a casa e si posa la testa sul vecchio, caro, cuscino.
Il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare.
Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo. Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni.
La carta geografica, insomma, anche se statica, presuppone un'idea narrativa, è concepita in funzione d'un itinerario, è un'Odissea.
Dovunque si vada, è solo lì che si è.
Il fatto di essere andato il più lontano possibile mette in qualche modo fine al viaggio. La sola tappa successiva sarebbe il non ritorno.
Ma forse mancano i viaggi più straordinari. Sono quelli che non ho mai fatto,quelli che non potrò mai fare. Restano non scritti, o chiusi in un loro segreto alfabeto sotto le palpebre, la sera. Poi arriva il sonno, e si salpa.