Ci guardammo negli occhi: io vidi solo me, lei soltanto sé.- Stanisław Jerzy Lec
Ci guardammo negli occhi: io vidi solo me, lei soltanto sé.
I giovani delinquenti non hanno un avvenire sicuro. Possono ancora diventare persone perbene.
Bisogna sempre essere se stessi. Il cavallo, senza ussero, resta sempre un cavallo. L'ussero senza cavallo è soltanto un uomo.
Il cane fedele riceve una museruola decorativa.
Gli uomini hanno i riflessi lenti; in genere capiscono solo nelle generazioni successive.
La carriera dell'uomo nell'universo ci impone di chiederci se per caso egli non benefici di qualche raccomandazione.
Se nella vita da adulto lui è stato il mio mal di pancia, da bambino era il mio torcicollo. Perché facevo tutto con la testa rivolta verso di lui, verso un suo sguardo, una sua parola, una semplice risposta.
Mi ha guardato con dolcezza. E mi ha stretto a sé. Io ho chiuso gli occhi, perché volevo perdermi tra le sue braccia. Poi mi ha baciato sulla guancia e, in un sussurro, per non farsi sentire da nessuno, mi ha detto: «Ti voglio bene».
Quando si guarda qualcosa, ciò che conta, più ancora dell'oggetto guardato, è lo sguardo. È nella qualità dello sguardo, nel «pregiudizio» che contiene, che l'oggetto guardato si deforma per aderire alla personalità di chi lo osserva.
L'occhio della donna è un dardo per i giovani.
Quella donna mi ha guardato come si guarda un taxi libero.
Gli occhi sono guide in amore.
Ed è in certi sguardi che s'intravede l'infinito.
Una rosa mi sboccia sulla guancia se mi bacie io ti guardo e ho paura di rompermi.
L'amore dei giovani non sta nel cuore, ma negli occhi.
Se c'è uno sguardo negli occhi umani che racconta della solitudine eterna, allora ci sarà anche uno sguardo familiare che è il segno della moltitudine eterna.