Il credente è uno che manca di fede in sé stesso.- Vannuccio Barbaro
Il credente è uno che manca di fede in sé stesso.
Il centro dell'intelligenza non sta nel cervello, ma in fondo al cuore.
Una grande sensibilità d'animo non è che il riflesso di una grande delicatezza fisiologica.
Malgrado sé stessi, si rimane sempre ciò che si è.
Anche l'incontro di un attimo può essere amore.
Perché due si conoscano a fondo è necessario siano sé stessi, ma di solito non si è sé stessi fino a quando non ci si conosce a fondo.
Ormai in dio non crede più nessuno, neppure i credenti.
Credere in un Dio vuol dire comprendere la questione del senso della vita. Credere in un Dio vuol dire vedere che i fatti del mondo non sono poi tutto. Credere in Dio vuol dire vedere che la vita ha un senso.
È risaputo che alcuni credenti di strettissima osservanza hanno dubitato di Dio perché li aveva colpiti una grande sventura, magari per quanto provocata da loro stessi; però non si è mai visto nessuno che abbia perso la fede per aver ottenuto una felicità immeritata.
Il credente non si lascerebbe strappare la sua fede né tramite argomentazioni né tramite proibizioni. E se anche la cosa riuscisse nel caso di qualcuno, sarebbe una crudeltà. Chi per decenni ha preso sonniferi, naturalmente non può dormire se ne viene privato.
Basta un mal di denti per non farci credere nella bontà del creatore.