Non serve religione a chi senta la sacralità del profano.- Alessandro Morandotti
Non serve religione a chi senta la sacralità del profano.
L'uomo possiede la capacità di distinguere tra bene e male e la facoltà di non tenerne conto.
Non si muore. Si cessa soltanto di vivere.
L'abitudine è un abito che, indossato da giovani, ci rifiutiamo di togliere vita natural durante.
Solo chi non ha fame è in grado di giudicare la qualità del cibo.
Siccome i più pensano che la politica sia una faccenda sporca credono di risolvere il problema lavandosene le mani.
Se un filosofo è un uomo cieco, in una stanza buia, che cerca un gatto nero che non c'è, un teologo è l'uomo che riesce a trovare quel gatto.
Il mondo privo di religione si ritrova senza coesione interna, schiacciato su una dimensione sola, in balìa di un egoismo che sa solo calcolare, molto prossimo al cinismo, talora alla disperazione.
La fede, credenza cieca che serve da fondamento a tutte le religioni, non è che fonte di errori, illusioni, imposture.
La scienza è un'equazione differenziale. La religione è una condizione al contorno.
Niente è più specifico all'uomo della capacità di religione e del senso di una divinità.
Alcuni, per salvarsi dalla superstizione, finiscono col cadere in un ateismo rigido ed ostinato, varcando d'un balzo la vera religiosità, che sta nel mezzo.
La religione è, per la sua stessa natura, una macchina per spaventare; deve necessariamente fallire e crollare di mano in mano che l'uomo progredisce nella conoscenza, perché la conoscenza non è soltanto potere, è anche coraggio.
Le religioni non muoiono: cessano di essere vive; e proseguono come tradizioni.
L'Antico Testamento poggiava sulla parentela di sangue; il Nuovo sulla parentela di fede. La "coesistenza" è tutta qui.
Posso immaginarmi un'epoca alla quale le nostre idee religiose sembreranno così strane come è per la nostra lo spirito cavalleresco.