L'abolizione della religione come felicità illusoria del popolo è necessaria per la sua felicità reale.- Karl Marx
L'abolizione della religione come felicità illusoria del popolo è necessaria per la sua felicità reale.
La critica non ha strappato i fiori immaginari dalla catena perché l'uomo continui a trascinarla triste e spoglia, ma perché la getti via e colga il fiore vivo.
La tradizione di tutte le generazioni passate pesa come un incubo sul cervello dei vivi.
I soldi tramutano la fedeltà in infedeltà, l'amore in odio, la virtù in vizio, il vizio in virtù, la schiavitù in dominio, la stupidità in intelligenza, l'intelligenza in stupidità.
Le ipotesi si fanno soltanto in vista di qualche fine.
Lo scrittore deve guadagnare per vivere e scrivere, ma non deve vivere e scrivere per guadagnare.
La religione è ciò che trattiene il povero dall'ammazzare il ricco.
La scienza è un'equazione differenziale. La religione è una condizione al contorno.
La religione è un'arte di consolare.
Uno spartano domandò a un sacerdote che voleva confessarlo: «A chi devo confessare i miei peccati, a Dio o agli uomini?». «A Dio», rispose il prete. «Allora, ritirati, uomo».
È l'uomo che fa la religione, e non è la religione che fa l'uomo.
Quando uno comincia a parlare di Dio, io non so di cosa parli, infatti le religioni, tutte, sono prodotti artificiali.
Dovunque Dio erige una chiesa, sempre il demonio innalza una cappella; e se vai a vedere, troverai che dal secondo ci sono più fedeli.
Non bisogna dimenticare che religioso non è più sinonimo di santo di quanto soldato lo è di eroe.
Le religioni, volendo estendere il loro potere fuori del campo strettamente religioso, rischiano di non essere credute in alcun campo.
Lo scopo principale della religione non é portare un uomo in paradiso, ma il paradiso nel suo cuore.