Angoscia. Malattia che si contrae davanti al continuo spettacolo della prosperità di un amico.- Ambrose Bierce
Angoscia. Malattia che si contrae davanti al continuo spettacolo della prosperità di un amico.
Dilettante: Pubblica calamità che scambia il gusto con il talento e confonde la sua ambizione con le sue capacità effettive.
Opposizione, sostantivo. In politica, il partito che, tagliandogli le gambe, impedisce al governo di correre verso la rovina.
Idiota: Membro di una grande e potente tribù che nel corso dei secoli ha sempre esercitato un dominio assoluto sulle vicende umane.
Mano. Singolare strumento inserito all'estremità del braccio umano e di solito infilato nelle tasche altrui.
Repubblica: una nazione in cui, essendo il governante e il governato la medesima persona, vi è soltanto una autorità tollerata per imporre un'obbedienza facoltativa.
Le angosce sono come le malattie; vanno accettate: la cosa peggiore che si possa fare è di ribellarvisi.
In questo mondo, non c'è che il terrore per difendersi dall'angoscia.
Quando in sogni opprimenti e orribili l'angoscia tocca il grado estremo, è proprio essa che ci porta al risveglio, con il quale scompaiono tutti quei mostri notturni. La stessa cosa accade nel sogno della vita, quando l'estremo grado di angoscia ci costringe a spezzarlo.
L'angoscia non vale niente come categoria filosofica. Non è la materia di cui si fa la filosofia, non più di quanto sia quella con cui si fanno gli scafandri.
A partire da una certa età, i nostri amori, le nostre amanti, sono figli della nostra angoscia.
Considerare la nostra maggiore angoscia come un incidente senza importanza, non solo nella vita dell'universo, ma anche in quella della nostra stessa anima, è il principio della saggezza. Considerare questo in piena angoscia è la saggezza completa.
L'angoscia vera è fatta di noia.
L'angoscia si trasforma in delirio puro e semplice.
Le angosce della nostra anima sono sempre cataclismi del cosmo. Quando ci arrivano, intorno a noi si perde il sole e si sconvolgono le stelle.