Per gli italiani il mondo sembra finire sulla soglia di casa.- Antonio Caprarica
Per gli italiani il mondo sembra finire sulla soglia di casa.
Appare diffusa nel Bel Paese, tra la generale rassegnazione (o complicità?), la convinzione che il servizio per il quale si è pagati sia in realtà un magnanimo gesto di cortesia verso chi lo richiede.
Stare lontani aiuta a conquistare una prospettiva più ampia. Ma troppo a lungo, rischia di appannare lo sguardo. Di cancellare le memorie.
Le regole rappresentano per la maggior parte degli abitanti della Penisola un impaccio fastidioso piuttosto che l'indispensabile cornice del vivere civile.
Il primo, e quasi esclusivo, compito di un governo dev'essere la stabilità della moneta.
Una casa frana sempre e solo dall'interno.
Una buona casa deve essere costruita, non comprata.
Tornando a casa progettate un bel giallo con tanti omicidi: vi farà bene alla salute.
Le donne non diventeranno uguali all'uomo fuori di casa fintanto che gli uomini non saranno uguali in essa.
Triste è giungere alla casa paterna quando la folgore s'è abbattuta sulla quercia maggiore.
Pulire la casa mentre i figli stanno ancora crescendo è come spalare il marciapiede prima che abbia smesso di nevicare.
Mia soltanto è la patria della mia anima. Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa; essa vede la mia tristezza e la mia solitudine ma non vi sono case: furono distrutte durante la mia infanzia, i loro inquilini volano ora nell'aria in cerca di una casa, vivono nella mia anima.
Non è necessario essere una stanza o una casa per essere stregata. Il cervello ha corridoi che vanno oltre gli spazi materiali.
Un uomo costruisce una bella casa; ed ora egli ha un padrone, e un compito per la vita; egli deve arredarla, custodirla, mostrarla e tenerla in buono stato, per il resto dei suoi giorni.
Comprare un appartamento è anche un po' comprare la tristezza di chi ci abitava.