Tutti i miserabili sono socievoli, sino a far pietà.- Arthur Schopenhauer
Tutti i miserabili sono socievoli, sino a far pietà.
Dei mali della vita ci si consola con la morte, e della morte con i mali della vita. Una gradevole situazione.
Verrà il tempo in cui l'idea di un dio creatore sarà considerata, nella metafisica, come ora si considera quella degli epicicli nell'astronomia.
Se la nostra vita fosse senza fine e senza dolore, a nessuno forse verrebbe in mente di domandarsi perché il mondo esista e perché sia fatto proprio così, ma tutto ciò sarebbe ovvio.
Non v'è rimedio per la nascita e la morte salvo godersi l'intervallo.
La pietà verso gli animali è talmente legata alla bontà del carattere da consentire di affermare fiduciosamente che l'uomo crudele con gli animali non può essere buono.
Miserabile è chi non ha una donna che ne pianga la morte.
Ciò che fa grande la grandezza umana è che si riconosce miserabile; un albero non si riconosce miserabile. Riconoscersi miserabili significa dunque essere miserabili, ma riconoscersi miserabili significa essere grandi.
Il miserabile, ogni qual volta ha il tempo di pensare, si fa piccolo davanti alla legge e meschino davanti alla società; si getta bocconi, supplica e cerca di toccare il tasto della compassione. Si sente che sa d'aver torto.
I miserabili non hanno compassione, fanno del bene solo su dei forti princìpi di dovere.