Non conta l'esperienza per un artista, conta l'esperienza interiore.- Cesare Pavese
Non conta l'esperienza per un artista, conta l'esperienza interiore.
Quell'estasi che dicono il vedere, il sognare quando chiavi, non è nulla di più che il piacere di addentare una nespola o un grappolo d'uva. Se ne può fare a meno.
Nel sogno sei autore e non sai come finirà.
Troppo sovente, mi pare, l'immagine di Walt Whitman che i commentatori hanno dinanzi agli occhi è quella del vecchio barbuto e secolare, intento a contemplare la farfalla o a comprendere nelle occhiaie mansuete la serenità finale di ogni gioia e miseria dell'universo.
Tu non sai quanto la morte li attiri. Morire è sì un destino per loro, una ripetizione, una cosa saputa, ma s'illudono che cambi qualcosa.
Non c'è destino, ma soltanto dei limiti. La sorte peggiore è subirli. Bisogna invece rinunciare.
L'esperienza non è ciò che accade a un uomo, ma ciò che un uomo fa utilizzando ciò che gli accade.
L'esperienza è il riconoscimento tardivo dei propri errori.
Esperienza. La somma di quelle conoscenze che ci permettono di cambiare gli errori della gioventù con quelli della vecchiaia.
Nessuno può trarre dalle cose, libri compresi, più di quanto sa già. Un uomo non ha orecchie per ciò a cui l'esperienza non gli ha ancora dato accesso.
Noi possiamo avere nella vita una sola grande esperienza, ed il segreto della vita è di ripetere più spesso che si può quella esperienza.
L'esperienza c'informa che la prima difesa degli spiriti deboli è recriminare.
L'esperienza è una buona scuola. Ma le sue rette sono più alte.
Non si impara con l'esperienza, perché la sostanza delle cose cambia continuamente.
Accumulata sufficiente esperienza per vivere, si muore.
La nostra esperienza è fatta piuttosto d'illusioni perdute che di saggezza acquisita.