L'angoscia vera è fatta di noia.- Cesare Pavese
L'angoscia vera è fatta di noia.
Chi non è geloso anche delle mutandine della sua bella, non è innamorato.
Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andare degli anni si soffre sempre di più?
Le donne erano stupide e smorfiose: l'infatuazione degli uomini le rendeva necessarie; bastava mettersi d'accordo e non cercarle più, per togliere a tutte la superbia.
Si odiano gli altri perché si odia sé stessi.
In fondo, l'unica ragione perché si pensa sempre al proprio io, è che col nostro io dobbiamo stare più continuamente che con chiunque altro.
L'angoscia si trasforma in delirio puro e semplice.
L'angoscia religiosa è espressione dell'angoscia reale e protesta contro di essa.
Le angosce della nostra anima sono sempre cataclismi del cosmo. Quando ci arrivano, intorno a noi si perde il sole e si sconvolgono le stelle.
La causa prima dell'angoscia è l'impossibilità di realizzare l'azione gratificante, e sottrarsi a una sofferenza con la fuga o la lotta è anch'esso un modo di gratificarsi, quindi di sfuggire all'angoscia.
Non importa che sia "del paradiso", una donna, porta. Importa soltanto che sia una porta. L'angoscia è il muro.
Quando in sogni opprimenti e orribili l'angoscia tocca il grado estremo, è proprio essa che ci porta al risveglio, con il quale scompaiono tutti quei mostri notturni. La stessa cosa accade nel sogno della vita, quando l'estremo grado di angoscia ci costringe a spezzarlo.
A partire da una certa età, i nostri amori, le nostre amanti, sono figli della nostra angoscia.
Angoscia. Malattia che si contrae davanti al continuo spettacolo della prosperità di un amico.
Considerare la nostra maggiore angoscia come un incidente senza importanza, non solo nella vita dell'universo, ma anche in quella della nostra stessa anima, è il principio della saggezza. Considerare questo in piena angoscia è la saggezza completa.
Le angosce sono come le malattie; vanno accettate: la cosa peggiore che si possa fare è di ribellarvisi.