Abbiamo perduto l'arte di suicidarci a sangue freddo.- Emil Cioran
Abbiamo perduto l'arte di suicidarci a sangue freddo.
Un dio comincia a diventare falso nel momento in cui nessuno si degna di farsi ammazzare per lui.
Non sono mai a mio agio nell'immediato, mi seduce solo quello che mi precede, quello che mi allontana da qui, gli istanti innumerabili in cui non fui: il non-nato.
Dio, il grande Estraneo.
Ogni inizio di idea corrisponde a un'impercettibile lesione della mente.
Il male, al contrario del bene, ha il duplice privilegio di essere affascinante e contagioso.
Prendiamo in mano la nostra vita. L'abbiamo abbandonata. Siamo arrivati stanchi. Noi non abbiamo commesso suicidio. Abbiamo commesso un atto di suicidio rivoluzionario per protestare contro le condizioni di un mondo disumano.
Può essere che, tra tutti gli uomini che avrebbero delle ragioni per suicidarsi, si uccidano quelli che sono irritabili, suscettibili, poco capaci di padroneggiarsi.
Anche l'uomo più sano e più sereno può risolversi per il suicidio, quando l'enormità dei dolori e della sventura che si avanza inevitabile sopraffà il terrore della morte.
Il pensiero del suicidio è un energico mezzo di conforto: con esso si arriva a capo di molte cattive notti.
Se quel precipizio, che ella aveva notato e vagheggiato da tanto tempo, non fosse stato così pittoresco, se al suo posto ci fosse stata soltanto una prosaica riva pianeggiante, forse quel suicidio non sarebbe mai avvenuto.
Il pessimista prudente si suicida gettandosi davanti all'ambulanza.
Chiunque sia capace di pensare deve pensare alla prossima guerra come fosse il proprio suicidio.
Chi si accorcia di vent'anni la vita, accorcia di altrettanto la paura della morte.
Perché rinunciare? Perché arrendersi? Esiste al mondo una croce su cui valga la pena suicidarsi?
Il suicidio dimostra che ci sono nella vita mali più grandi della morte.