Nessuno s'accorga che tu sei vissuto.- Epicuro
Nessuno s'accorga che tu sei vissuto.
Il limite estremo della grandezza dei piaceri è la rimozione di tutto il dolore. Dove sia il piacere, e per tutto il tempo che vi sia, non vi è posto per dolore fisico, o dell'anima, o per l'uno e l'altro insieme.
Ciò che è beato e incorruttibile non ha problemi, né ne procura ad altri. Allo stesso modo non si fa prendere dall'odio né dalla passione; in colui che è debole, invece, si trovano tutte queste cose.
La morte, il più atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi.
La stoltezza ha questo di proprio: ricomincia sempre da capo la vita.
Dimostriamo compatimento per le sofferenze degli amici non con le lamentazioni, ma prendendoci cura di loro.
L'uomo che vive artisticamente la sua vita ha per cuore il cervello.
Tutti gli uomini vogliono vivere, ma nessuno sa perché vive.
Vivi con gli dei. Perché infatti vive con gli dei chi costantemente mostra loro di essere intimamente soddisfatto di ciò che gli hanno assegnato.
Per noi che viviamo per piacere (agli altri), deve piacere vivere.
Vivere non è abbastanza, uno deve avere il Sole, la libertà e un piccolo fiore.
Per vivere nel mondo è necessario prendere con sé una grande provvista di previdenza e d'indulgenza: la prima ci preserva da danni e perdite, la seconda da liti e brighe.
Vivere è una malattia a cui il sonno viene una volta al giorno a recare un po' di sollievo. Questo però è solo un palliativo: il rimedio è la morte.
Per poter ben morire bisogna avere imparato a ben vivere.
Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli o periremo insieme come stolti.
I cattivi vivono per mangiare e bere, mentre i buoni mangiano e bevono per vivere.