La Fame è la compagnia dell'uomo inoperoso.- Esiodo
La Fame è la compagnia dell'uomo inoperoso.
La fame è ospite fissa nella casa dell'uomo pigro.
Stolti sono coloro che non sanno che la metà spesso vale più del tutto.
Quando il cardo fiorisce e da un albero la cicala canoradiffonde l'armonioso frinire battendo le ali, è giuntoil tempo dell'estate, all'ombra e con il cuore sazio,beviamo allora il vino generoso godendo del dolce alitaredi Zefiro sul viso.
In tutto il migliore è colui che prende da sé le decisioni, ma buono è anche colui che ubbidisce a chi dà buoni consigli.
Quando parli di affari con tuo fratello, sii gentile, ma bada di avere sempre un testimone.
Com'è serio il goloso quando esorta l'affamato a tollerare i morsi della fame.
La fame raccomanda e condisce i cibi; nulla sprezza chi ha fame.
Un osso al cane non è carità. Carità è l'osso diviso con il cane, quando sei affamato quanto il cane.
Tre malattie vi erano anticamente: il desiderio, la fame e la vecchiaia; dal macello del bestiame altre novantotto ne conseguirono.
Pancia vuota non sente ragioni.
A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame.
Quando l'uomo non ha più freddo, fame e paura, è scontento.
Ventre affamato non ha orecchie.
La malattia rende la salute piacevole e buona, la fame la sazietà, la fatica il riposo.
Nell'anima degli affamati i semi del furore sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia.