Non sapendo come cavarsela, la natura ci fa morire.- Fausto Melotti
Non sapendo come cavarsela, la natura ci fa morire.
I più poveri di tutti sono gli stupidi.
Davanti a una testa-biblioteca m'inchino, pensando di onorare non la testa ma la biblioteca.
L'entusiasmo suda; meglio una pacata comprensione.
Rispetto a ciò che non è, qualunque cosa che è, è un miracolo.
Il legno sul quale poserà il mio lungo sonno in un paesaggio a me ignoto ora si scuote al vento.
Questo paese sconosciuto da cui nessun viaggiatore è tornato.
La morte che tanto temiamo e rifiutiamo interrompe la vita, non la elimina.
Ciò che principalmente ti affligge nella morte altrui è la rinnovata visione della certezza della tua.
Mi scrive l'amica di Londra: "A giudicare da certi cimiteri ci sarebbe da pensare che noi trattiamo i nostri cari meglio da morti che da vivi.
Hai tolto il sonno, qui, alla mia morte. Mi rallegrava l'idea di essere un morto insonne. Per questo piacere trascurai la cortesia; la frase poteva suggerire un rimprovero implicito.
Quando io crederò imparare a vivere, e io imparerò a morire.
La prova migliore del fatto che si è stati veramente ammalati è quella di morire: ciò soddisfa tutte le esigenze scientifiche e amministrative.
Vivere non è poi una gran cosa: tutti i tuoi servi, tutte le bestie vivono: l'importante è morire con dignità, saggezza e coraggio.
Un sillogismo: gli altri muoiono; ma io non sono un altro; dunque non morirò.
La morte è senza mistero, come la vita. È una necessità: poiché è necessario vivere.