Tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.- Giacomo Leopardi
Tutti gli uomini per necessità nascono e vivono infelici.
Nessuna professione è sì sterile come quella delle lettere.
L'uomo non vive d'altro che di religione o d'illusioni.
Non è egli un paradosso che la religione cristiana in gran parte sia stata la fonte dell'ateismo, o, generalmente parlando, dell'incredulità religiosa? Eppure io così la penso.
La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l'Astronomia. L'uomo s'innalza per mezzo di essa come al di sopra di sé medesimo, e giunge a capire la causa dei fenomeni più straordinari.
Oggi chi conoscendo ed avendo sperimentato il mondo, non è divenuto egoista, se ha niente niente di senso e d'ingegno, non può esser divenuto che misantropo.
L'infelicità è per il nostro animo il calore che lo mantiene tenero.
Ben difficilmente si vede un uomo infelice per non essere riuscito a scorgere ciò che avviene nell'anima altrui; ma colui che non avverte i moti della propria anima, è inevitabile che sia infelice.
Non ho fame. Non ho sete. Non ho caldo. Non ho freddo. Non ho sonno. Non mi scappa niente. Come sono infelice.
Il segreto per essere infelice è avere abbastanza tempo per preoccuparsi se si è felici o no.
Tutta l'infelicità dell'uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo.
Coloro che non s'adeguano sono il sale della terra, il colore della vita, condannano se stessi all'infelicità, ma sono la nostra felicità.
Solo recitando la propria infelicità si può superarla.
Nessuno è più infelice che la maggior parte di quelli che sono generalmente ritenuti felici.
Cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.
Chi è più infelice dell'uomo che dimentica i benefici e ricorda i torti?