Panem et circences.- Decimo Giunio Giovenale
Panem et circences.
Nei numeri è la sicurezza.
Un uomo fortunato è più raro di un corvo bianco.
Il popolino ormai chiede a gran voce solo due cose: pane e divertimenti.
A Roma tutto ha un prezzo.
L'aspetto più atroce della povertà è costituito dal fatto che rende ridicoli.
La Provvidenza ci ha tagliato l'immortalità a pezzetti, come la nutrice taglia a bastoncelli il pane imburrato al bambino.
Il pane del povero è duro, e non è giusto dire che dove cè poca roba c'è poco pensiero. Al contrario. Stare a questo mondo è una fatica, soprattutto saperci stare.
Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame.
La legge, nella sua maestosa equità, proibisce ai ricchi così come ai poveri di dormire sotto i ponti, mendicare per le strade e rubare il pane.
E avremo pane per non morire e rabbia per proseguire e vino e vino per chi ci seguirà...
Il pane è la vita degli italiani, e il grano finisce di maturare nella stagione più spessa di grandinate.
Succede per la donna come per l'ostia consacrata: il credente ci vede Dio in persona, gli scettici solo un pezzo di pane senza lievito.
La dieta dello scapolo: pane e formaggio e baci.
Sono cresciuta a pane e Piero Angela.
Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere 'l salir per l'altrui scale.