Non mi voglio ingannare, caccio i pensieri per accogliere te.- Giulia Carcasi
Non mi voglio ingannare, caccio i pensieri per accogliere te.
Vivere è come scalare le montagne: non devi guardarti alle spalle, altrimenti rischi le vertigini. Devi andare avanti, avanti, avanti... Senza rimpiangere quello che ti sei lasciato dietro, perché, se è rimasto indietro, significa che non voleva accompagnarti nel tuo viaggio.
Vorrei che le parole per me non avessero tutta questa importanza, vorrei che non m'incatenassero a chi le dice, a chi le ho dette.
Ho scoperto di avere mani, quando me le hai prese, di avere labbra, perché tu le baciavi. Di essere donna, ogni volta che mi hai spogliato.
Io penso che quando si perde qualcosa non ci si è badato abbastanza, perché se ci tieni veramente ci stai attento, te la leghi stretta.
A volte, ti serve un passo falso per capire come si cammina e dopo prendi il via. Ti serve un inciampo, poi metti un piede dietro l'altro e non cadi, no, stavolta no, hai trovato equilibrio. Ed è una gran conquista.
Oh quante sono incantatrici, oh quanti incantator tra noi, che non si sanno!
Quando si arriva al punto di imbrogliare per la bellezza, si è diventati artisti.
La probità, la sincerità, il candore, la convinzione, l'idea del dovere sono cose che, quando s'ingannano, possono diventare orrende.
Ricordatevi che c'è una grande differenza tra inginocchiarsi e mettersi a pecora.
Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.
Non c'è nulla di così ingannevole come un fatto ovvio.
Inganniamo noi stessi così spesso che potremmo farne la nostra professione quotidiana.
Non il fatto che mi hai ingannato, ma che io non ti creda più, m'ha profondamente scosso.
È inganno tipografico, che una pagina abbia lo spessore esiguo su cui, su entrambi i lati, si stampa. Direi che la pagina comincia da quella esigua superficie in bianco e nero, ma si dilunga e si dilata e sprofonda, ed anche emerge e fa bitorzoli, e cola fuori dai margini.
L'inclinazione a esagerare, a reprimere o distorcere la verità, volenti o nolenti, è una debolezza naturale dell'uomo, e il silenzio è necessario per superarla. Un uomo di poche parole raramente sarà irriflessivo nei suoi discorsi; misurerà ogni parola.