Rileggere. Si usa per i classici che si leggono la prima volta.- Giuseppe Pontiggia
Rileggere. Si usa per i classici che si leggono la prima volta.
L'assente ha sempre ragione.
Si comincia a invecchiare quando tutto diventa déja vu, anche quello che non si è mai visto.
Molte volte il disabile è commiserato e con ciò discriminato proprio da quelli che hanno paura di riconoscersi in lui, direttamente o indirettamente.
Maestri di vita. Dispiace nei cosiddetti maestri non che cambino le idee, ma che le idee non li cambino.
Cultura. Facile da definire. Tutto quello che non pensiamo sia cultura è cultura.
Non è un vero lettore, non è un philosophe lisant, colui che non ha mai provato il fascino accusatore dei grandi scaffali pieni di libri non letti.
Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita, e questo comporta notevoli rischi.
Lettore, in te palpita la vita, tu fremi d'orgoglio e amore: sei come me, lettore E perciò ti dedico i miei canti.
Il pubblico è così stupido, che preferisce leggere le cose nuove che non le buone.
I lettori sono personaggi immaginari creati dalla fantasia degli scrittori.
Sono molti che leggono ogni maniera di libri, e mai non aprono il libro dell'anima propria; e quando pure l'aprissero, non vi saprebbero leggere.
La lettura per l'arte dello scrivere è come l'esperienza per l'arte di viver nel mondo, e di conoscer gli uomini e le cose.
Bisognerebbe leggere tutto. Più della metà della cultura moderna dipende da ciò che non si dovrebbe leggere.
La gente non legge quello che non gi interessa, e se gli interessa è perché ha la maturità di farlo.
Leggiamo per assaggiare la mediocrità e sentirci una schifezza; è un'esperienza che ci aiuta a riconoscere l'orrore quando comincia ad affiorare nel nostro lavoro, e a starne alla larga. Leggiamo anche per misurarci con la grandezza e il talento, per farci un'idea di tutto ciò che si può fare.