Fatemi buona politica e io vi farò buona finanza.- Marcel Proust
Fatemi buona politica e io vi farò buona finanza.
Quando si legge, si ama sempre un poco versarsi fuori di sé, viaggiare.
Ho orrore dei tramonti di sole, è romantico, fa tanto opera.
Qualsiasi essere amato - anzi, in una certa misura qualsiasi essere - è per noi simile a Giano: se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia.
Ognuno di noi rischia ogni sera di diventare il fatto di cronaca del giorno dopo.
Ma un fascino non si travasa.
La religione è la vergognosa malattia dell'umanità. La politica ne è il cancro.
La pace, l'unione, l'eguaglianza sono nemiche delle sottigliezze politiche.
Le questioni fondamentali della politica non sono la libertà, la giustizia, l'uguaglianza. Si tratta di temi importanti ma, in qualche misura, derivati. La questione fondamentale è la scelta, cioè chi sceglie cosa, per chi e in base a quali criteri.
È primo canone dell'arte politica essere franco e fuggire dall'infingimento; promettere poco e mantenere quel che si è promesso.
Io non ho bisogno di far soldi con la politica. Io sto bene. Sono orfano di padre ricco.
La carica pubblica è l'ultimo rifugio del mascalzone.
L'apoliticità non esiste. Tutto è politica.
In politica, chi ha paure perde.
La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici.
È d'uso universale negli sport come negli affari e in politica un linguaggio da monta taurina: "Quello è uno con gli attributi", quell'altro ha "i cosiddetti", meglio se "con le palle quadre".