Si guardano attorno i serbi delle Krajine e dicono: mio dio, che cosa abbiamo fatto.- Paolo Rumiz
Si guardano attorno i serbi delle Krajine e dicono: mio dio, che cosa abbiamo fatto.
I luoghi puoi capirli solamente se ci dormi e se cerchi di captare la voce che rilasciano col buio.
Sta viaggiando: è entrato in quel misterioso gerundio dell'anima che è l'eterno presente del viaggio.
Mi chiedo se la forza del racconto non nasca nell'uomo da millenni di cammino, se il narrare non nasca dall'andare. E se il nostro mondo abbia disimparato a raccontare semplicemente perché non viaggia più.
È il duende lo spirito che si impossessa dell'uomo quando rinuncia agli algidi perfezionismi e all'ansia da prestazione.
Tra viaggiatori succede, ci si raccontano cose anche intime, tanto non ci si rivedrà mai più.
Verrà il tempo in cui la gente si renderà conto che gli astrologi sono dei grandi imbroglioni.
Sono esigente, pignolo e mi lamento un sacco.
Tremenda fatica è quella di volersi allontanare con violenza da se stessi!
La volontà di fare scaturisce dalla conoscenza di ciò che possiamo fare.
Esiste uno stato di consapevolezza che precede il pensiero; cercalo.
La prima necessità è rendersi conto dei mali del mondo.
È meglio essere tradito davvero, che saperlo sì e no.
Per cambiare un'abitudine, prendi una decisione consapevole e poi impersonifica il nuovo comportamento.
L'oceano è salato mentre anneghi e, anche sapendolo, sei annegato lo stesso?
Scoprire di far ridere è come scoprire di essere la figlia del re.