Si guardano attorno i serbi delle Krajine e dicono: mio dio, che cosa abbiamo fatto.- Paolo Rumiz
Si guardano attorno i serbi delle Krajine e dicono: mio dio, che cosa abbiamo fatto.
I nomadi lo sanno: le mappe non servono a orientarsi, ma a sognare il viaggio nei mesi che precedono il distacco.
Mi chiedo se la forza del racconto non nasca nell'uomo da millenni di cammino, se il narrare non nasca dall'andare. E se il nostro mondo abbia disimparato a raccontare semplicemente perché non viaggia più.
Come si fa a vestirsi di verde e impugnare uno spadone? A uno che si concia così mancano tre cose: identità, senso del ridicolo e sale in zucca.
Tra viaggiatori succede, ci si raccontano cose anche intime, tanto non ci si rivedrà mai più.
Sento che sono nel cuore del viaggio. C'è tutto: la slavità, gli ebrei, lo sradicamento, la Frontiera, il fascismo che torna, la bontà degli Ultimi. E questo cielo lettone che riassume il Nord e il Sud del mio continente.
Noi uomini siamo brutta gente. Siamo bambini, ci stufiamo, e non abbiamo manco il coraggio di provare a cambiare le cose.
La ricchezza è la consapevolezza dell'abbondanza.
Sii ciò che sei. Questo è il primo passo per diventare migliore di ciò che sei.
Essere vigilanti significa: sapersi ora sotto gli occhi di Dio ed agire come si suole fare sotto i suoi occhi.
Sono consapevole di ciò che manca nella mia vita.
È più facile dimostrare qualcosa quando sai già che è vero.
Dobbiamo riuscire a guardare nel buio della consapevolezza che solo un'intelligenza riformulata può salvarci.
A volte quando lo guardi negli occhi hai la sensazione che qualcun altro stia guidando.
Solo una cosa può trasformarti, può operare un mutamento, ed è la consapevolezza.
Mentre acceleravo ancora il passo per uscire dal mercato, con la consapevolezza che non avrei mai potuto, in questo mondo, sperare nel perdono, ho sentito il serpente nero che prendeva vita guizzando sulla mia pelle.