Quello che voi chiamate Inferno... lui lo chiama Casa!- Richard Crenna
Quello che voi chiamate Inferno... lui lo chiama Casa!
Non avere nulla nella tua casa che tu non sappia essere utile o creda essere bella.
Dove vivo? Ovunque sia, a Montecarlo, Parigi o New York. L'idea di "casa" non mi appartiene: sono homeless.
Una casa può trasmetterci uno stato d'animo che siamo incapaci di crearci da soli ma a volte l'architettura più nobile può fare per noi meno di una siesta o un'aspirina.
Finché il povero ha una casa, ha l'impressione di valere come tutti gli altri.
La casa è il luogo entro il quale ci rifugiamo per paura del mondo che è fuori di noi.
La sua vita si svolge tra casa e chiesa... E vabbè, ma nel tragitto cosa succede?
Il privilegio di trovarsi dappertutto a casa propria appartiene solo ai re, alle puttane e ai ladri.
Adorno diceva che la forma più alta di moralità è non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria. Sono d'accordo. Non bisogna mai sentirsi troppo a proprio agio. Bisogna sempre essere un po' fuori posto.
Perché non ti trovi una casa da infestare?
Mia soltanto è la patria della mia anima. Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa; essa vede la mia tristezza e la mia solitudine ma non vi sono case: furono distrutte durante la mia infanzia, i loro inquilini volano ora nell'aria in cerca di una casa, vivono nella mia anima.