Il governo non è bello se non è litigarello.- Silvio Berlusconi
Il governo non è bello se non è litigarello.
Non conosco nessun pessimista che abbia mai combinato qualcosa di buono nella vita.
Come "famiglia Italia" dobbiamo essere ottimisti nonostante le difficoltà.
Quasi non credo ai miei occhi, siete uno splendido fiume che scorre nella direzione della libertà, quasi mi viene da dire alla sinistra: attenzione, se no questo fiume lo facciamo scorrere sino a Roma, sempre che ce lo permetta il ministro dell'Interno qui presente.
Combatto il comunismo come Churchill combatteva il nazismo.
Oggi siamo capaci, con Russia e America insieme, di guardare a tutti gli stati del mondo, e valutare la dignità di tutta la gente del mondo, e possiamo dar loro dignità e libertà. Sì! Con la forza se necessario! Perché è l'unico modo di mostrare che non è uno scherzo.
Nessun popolo crede nel suo governo. Tutt'al più, la gente è rassegnata.
Le colpe del governo verso i popoli reagiscono sul governo stesso e su' legami che formano il nodo della società.
Rivoluzione: In politica, la rivoluzione è un cambiamento improvviso di malgoverno.
Gli errori e i mali del popolo sono l'opera di quelli che lo governano.
Se ci fosse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini.
Mentre le funzioni economiche un tempo rappresentavano solo una parte secondaria, esse ora stanno al primo posto. Di fronte a loro vediamo arretrare sempre più le funzioni militari, amministrative, religiose.
L'ordine non si trova che nella legge, nella legalità: e la sua osservanza deve essere prima nel governo, se si vuole che si estenda fra il popolo.
Nel lungo periodo ogni governo è l'immagine esatta del suo popolo, con tutta la sua saggezza e stupidità.
Il governo ha speso molto tempo e denaro per insegnarmi a non morire, subito dopo avermi insegnato a uccidere le persone.
Come paga i suoi errori, una classe dirigente? Solo una sua esigua componente, i professionisti della politica, è soggetta a una vera sanzione: la perdita del potere.