Chi vuol essere da più ch'ei non può, riesce da meno di quanto ei potrebbe.- Arturo Graf
Chi vuol essere da più ch'ei non può, riesce da meno di quanto ei potrebbe.
A chi si lagnava delle spine, disse la rosa: Io ti pungo, sì, ma ti beo.
Certo, non bisogna credere alla felicità; ma come farebbero gli uomini a vivere se non formassero qualche sogno di felicità?
Non si sa precisamente perché noi siamo nel mondo; ma questo almeno par certo, che non ci siamo per godere.
In un deserto, per quanto arido sia, si può portar acqua di fuori; ma per nessun modo si potrà dare felicità ad un cuore che in sé non ne abbia la prima sorgente.
Chi si fosse spogliato di tutte le illusioni rimarrebbe nudo.
Non voglio essere un genio: ho già problemi a sufficienza cercando di essere solo un uomo.
Degno veramente del nome di uomo è colui che obbedisce a una sua legge interiore alla quale nessuna legge esteriore potrebbe mai accrescere o scemare autorità e forza.
L'uomo è ciò che egli pensa.
Quando sono buono, sono molto buono, ma quando sono cattivo sono meglio. Non sono un angelo.
Per essere l'immacolato componente di un gregge, bisogna essere prima di tutto una pecora.
Essere corpo con tutto il corpo se aspiri al bodoniano, altrimenti, se l'omologazione dello spirito prevale a tal punto da optare per la via di comodo della scissione dalla carne, accontentarsi di essere un copro-corpo, un letterato che fa morale senza aver raccontato la favola.
L'unico modo per sentirsi qualcuno è sentirsi se stessi.
Noi non siamo altro che fasci o collezioni di differenti percezioni che si susseguono con una inconcepibile rapidità, in un perpetuo flusso e movimento.
Parte di me sospetta che io sia un perdente, l'altra parte pensa che sono Dio Onnipotente.
Siamo come vetrine di noi stessi, continuamente, mettiamo in ordine, copriamo o mettiamo in mostra le pretese qualità che altri ci attribuiscono, e lo facciamo per ingannare noi stessi.