Radicchio o bistecca, viviamo della morte degli altri.- Camillo Sbarbaro
Radicchio o bistecca, viviamo della morte degli altri.
La forza dell'aforisma è nella sua perentorietà, come quella dello sgherro nel ceffo. Forza-sopruso.
Solo ciò che non si paga costa.
Nulla stringe il cuore come la contentezza dei miseri.
Sei venuta e con passo di danza sei entrata nella mia vita.
Dovevamo mangiare. E mangiare e rimangiare. Eravamo tutti disgustosi, condannati ai nostri compitini sporchi. Mangiare, scoreggiare, grattarci, sorridere e santificare le feste.
Faceva onore alla tavola come un uomo condannato da quattro o cinque mesi alla cucina italiana, cioè una delle peggiori cucine del mondo.
Gola è mantenimento della vita.
Chi mangia troppo è infelice sia mentre sta mangiando che dopo aver finito.
Ma lasciate che io ceni, pur così afflitto;niente è più cane del ventre odioso,che costringe per forza a ricordarsi di lui,anche chi è molto oppresso e ha strazio nell'anima.
Se la felicità fosse nei piaceri del corpo, diremmo felici i buoi, quando trovano veccie da mangiare.
L'appetito vien mangiando, la sete se ne va bevendo.
Vedete cari bambini, ogni cosa in questa stanza è commestibile. Anche io sono commestibile. Questo però viene chiamato cannibalismo, miei cari ragazzi, ed è considerato disdicevole in molte società.
Una centrale nucleare è infinitamente più sicura che mangiare, dato che 300 persone ogni anno vengono soffocate a morte dal cibo.
Non solo dunque il mangiar carne è contro natura in relazione al corpo, ma rende ottuso anche lo spirito con la sazietà e il disgusto che ne deriva.