Per sopportare i ricordi d'infanzia di un altro, bisogna esserne innamorato.- Cesare Pavese
Per sopportare i ricordi d'infanzia di un altro, bisogna esserne innamorato.
Quell'estasi che dicono il vedere, il sognare quando chiavi, non è nulla di più che il piacere di addentare una nespola o un grappolo d'uva. Se ne può fare a meno.
Tutta l'arte è un problema di equilibrio fra due opposti.
Non c'è destino, ma soltanto dei limiti. La sorte peggiore è subirli. Bisogna invece rinunciare.
La morte è il riposo, ma il pensiero della morte è il disturbatore di ogni riposo.
Immortale è chi accetta l'istante. Chi non conosce più un domani.
Occorre consacrare la nostra vita ad acquistare lo spirito dell'infanzia, o a recuperarlo, se l'abbiamo conosciuto, poiché è un dono dell'infanzia che, per lo più, non sopravvive all'infanzia.
L'infanzia è senza pietà.
I luoghi e gli amori dell'infanzia, ben presto dimenticati dal bambino, continuano ad ossessionare l'uomo maturo fino alla morte.
Nella filosofia odierna troviamo tutte le teorie infantili, ma senza quell'aspetto accattivante proprio di ciò che è infantile.
La vita è l'infanzia della nostra immortalità.
Me lo diede papà, per i miei cinque anni. Disse: "L'infanzia finisce quando scopri che un giorno morirai".
Nell'arco della vita puoi incontrare un sacco di persone e di qualcuna diventare veramente amico. Ma chi ha passato con te il periodo dell'adolescenza conserva un posto speciale. Forse più ancora dei compagni dell'infanzia.
La nostra conoscenza, se paragonata alla realtà, è primitiva e infantile. Eppure è il bene più grande di cui disponiamo.
Segno certo d'amore è desiderare di conoscere, rivivere l'infanzia dell'altro.
Un guscio di indifferenza talvolta circonda l'infanzia e la difende dalle provocazioni degli adulti.