Io non credo, né mi rifiuto di credere, in nulla.- Charlie Chaplin
Io non credo, né mi rifiuto di credere, in nulla.
Il successo rende simpatici.
È paradossale che nell'elaborazione di una comica la tragedia stimoli il senso del ridicolo; perché il ridicolo, immagino, è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire.
Il pubblico non sa mai quello che vuole, ma solo ciò che non vuole.
La vita non è un significato, ma un desiderio.
La disperazione è un narcotico: culla l'anima nell'indifferenza.
La fede è un affidarsi a Dio che vince l'angoscia: non è un bagaglio di nozioni che esige un faticoso indottrinamento, è il bene più grande e liberante per l'uomo.
Ogni fede è falsa.
La fede nella scienza e nella tecnica, nella fisica e nella chimica sta riducendo l'uomo a un oggetto privo di orizzonti metafisici.
Ci sono materie nelle quali la ragione non può portarci lontano e in cui dobbiamo accettare le cose per fede. La fede, in quel caso, non contraddice la Ragione, ma la trascende. La fede è una sorta di sesto senso che opera nei casi in cui la ragione non può competere.
La fede è la risposta dell'uomo a Dio che gli si rivela e gli si dona, apportando nello stesso tempo una luce sovrabbondante all'uomo in cerca del senso ultimo della vita.
La fede non è passività. Apre alla vita. È lucidità, stupore, camminare e partecipare alla comprensione della vita.
La fede nasce dalla ragione che dubita di se stessa.
C'è gente che eredita la fede, come eredita i terreni, il casato, i titoli nobiliari, il denaro, una biblioteca e il castello. Fede per censo, ereditaria.
E' naturale che dubito. Non pratico una certezza. Pratico una fede.
Ho avuto fede nelle armi che possedevo: denaro, salute, sapienza. Ed ora non credo più in nulla.