La sola possibilità che abbiamo, quaggiù, è vivere per gli altri.- Daria Bignardi
La sola possibilità che abbiamo, quaggiù, è vivere per gli altri.
Io non ho un centro, non ho certezze, non ho equilibrio, non so difendermi, ho solo la forza che mi viene da tutto quello a cui sono sopravvissuta. E la paura, costante.
Quasi non me la ricordo, la vita che facevo prima d'incontrarla. Forse non era vita.
I segreti ti rendono più forte ma anche più solo. Fanno soffrire soprattutto chi li porta.
Sul comodino ho "Cazzi e Canguri" di Aldo Busi. L'unico problema è che non l'ho ancora letto perché mi è venuto un dubbio: non so quale dei due soggetti del titolo mi attiri di più.
Rino non si offende mai, posso dirgli qualunque cosa e non si scompone, come tutte le persone equilibrate e sicure di sé.
Lo stato di benessere è forse il più altruistico sistema che il regno animale abbia mai conosciuto.
Un beneficio rinfacciato vale quanto un'offesa.
Nessuno può vivere felice se bada solo a se stesso, se volge tutto al proprio utile: devi vivere per il prossimo, se vuoi vivere per te.
Noi viviamo molto vicini. Quindi il nostro scopo della vita è aiutare gli altri. E se non potete aiutarli, almeno non fate loro del male.
Racconta sempre i favori che ricevi dagli altri, ma taci i favori che fai tu agli altri.
C'è una legge che dice che l'uomo dovrebbe amare il suo prossimo come se stesso. In poche centinaia d'anni questo dovrebbe essere naturale per il genere umano come respirare o tenere una postura eretta; ma se esso non lo impara dovrà perire.
La fede ci rende prossimi, ci fa prossimi della vita degli altri, ci avvicina alla vita degli altri. La fede suscita il nostro impegno con gli altri, la fede suscita la nostra solidarietà.
Dite che bisogna scegliere con cura coloro a cui far del bene, perché neppure i contadini gettano i semi in mezzo alla sabbia.
La vita ha significato solo se uno la baratta giorno per giorno con qualcos'altro che non se stesso.
L'uscire da se stessi incontro all'altro si risolve nella vicinanza, in atteggiamenti di prossimità. Il nostro sguardo deve essere sempre capace di uscir fuori e di farsi prossimo. Non dev'essere autoreferenziale, ma trascendente.