Perché ci vuole tanto bagaglio per andarsene lontano da tutto?- Doug Larson
Perché ci vuole tanto bagaglio per andarsene lontano da tutto?
La primavera è quando hai voglia di fischiare anche se hai una scarpa piena di fanghiglia.
Una cantina, un garage e una soffitta puliti sono segno di una vita vuota.
Un vero amico è colui che trascura i tuoi insuccessi e tollera i tuoi successi.
Per gli atti di sparizione, è difficile battere quello che accade alle otto ore che presumibilmente rimangono dopo le otto ore di sonno e le otto di lavoro.
Ciò che alcune persone fraintendono come l'alto costo della vita è in realtà il costo della vita elevata.
Tutto ciò che si allontana da noi si rimpicciolisce.
Credevo di poter perpetuare la presenza delle persone, di averle accanto a me, conservando i loro ricordi, le loro «cose», i loro totem.
Sarei stata lontana, finalmente libera, o così mi sembrava, ma la verità è che ci portiamo sempre tutto con noi.
Ci telefoniamo perché solo nel chiamarci a lunga distanza si perpetua il richiamo della lontananza, il grido di quando la prima grande crepa della deriva dei continenti s'è aperta sotto una coppia di esseri umani.
La lontananza e la lunga assenza vanno a scapito di ogni amicizia.
Ho visto Lila per l'ultima volta cinque anni fa, nell'inverno del 2005. Stavamo passeggiando di buon mattino lungo lo stradone e, come ormai da anni, non riuscivamo a sentirci a nostro agio.
Se si allontanano i corpi, si dividono le menti e i sentimenti diventano di cartone.
Nel momento in cui si afferma la mancanza dell'altro, emerge il desiderio: la seduzione è avvenuta.
La guerra, la vera guerra è questa: non l'odio che getta le persone l'una contro l'altra, ma soltanto la distanza che separa le persone che si amano.
È sempre doloroso separarsi dalle persone che si conoscono da poco. Si può sopportare l'assenza di vecchi amici con animo sereno. Ma perfino una momentanea separazione da qualcuno a cui si è appena stati presentati risulta quasi insopportabile.