Ci sono due modi di diffondere la luce: essere la candela oppure lo specchio che la riflette.- Edith Wharton
Ci sono due modi di diffondere la luce: essere la candela oppure lo specchio che la riflette.
Il capriccio è dannoso come la routine. L'abitudine è necessaria; è l'abitudine di avere delle abitudini, di fare di una traccia un solco, che è necessario combattere, se si vuole rimanere vivi.
Non esiste la vecchiaia; c'è soltanto la tristezza.
L'essere sicuri così a priori di ottenere una cosa, potrà mai far battere il cuore altrettanto selvaggiamente?
La felicità è un'opera d'arte. Trattatela con cura.
Ci sono due modi di diffondere luce: essere la candela oppure essere lo specchio che la riflette.
Nella fede c'è luce per vedere, ma anche oscurità che può accecare!
Alcuni di noi lasciano morire i grandi sogni, ma altri li nutrono e li proteggono; abbiatene cura nei giorni brutti affinché portino il sole e la luce, che viene sempre a chi spera col cuore che i propri sogni si avverino.
Solo dall'oscurità può emergere la luce piena, per cui solo ciò che amo profondamente mi appare colmo di lati oscuri.
È la vita con cui abbiamo a che fare. Non la morte. Colui che vede la luce e la conosce, vivrà.
Ed è negli occhi del bimbo, nei suoi occhi scuri e profondi, come notti in bianco, che nasce la luce.
Perché la luce sia splendente, ci deve essere l'oscurità.
È l'ora in cui le cose perdono la consistenza d'ombra che le ha accompagnate nella notte e riacquistano poco a poco i colori, ma intanto attraversano come un limbo incerto, appena sfiorate e quasi alonate dalla luce: l'ora in cui meno si è sicuri dell'esistenza del mondo.
Per vedere la luce di una candela bisogna portarla in una stanza buia.
Io sono nato nelle praterie dove il vento soffia libero e non c'è nulla che ferma la luce del sole. Io sono nato dove non c'erano costrizioni.
La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell'acqua scura di quella conchiglia d'argento che chiamiamo luna.