La morte odora di resurrezione.- Eugenio Montale
La morte odora di resurrezione.
Perché si lavora? Certo per produrre cose e servizi utili alla società umana, ma anche, e soprattutto, per accrescere i bisogni dell'uomo, cioè per ridurre al minimo le ore in cui è più facile che si presenti a noi questo odiato fantasma del tempo.
Sotto l'azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:«più in là»
Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Dallo stadio calcistico il tifoso retrocede ad altro stadio: a quello della sua stessa infanzia.
Quando il sesso era misterioso aveva un certo fascino che ora non ha più. I nostri antenati amavano donne che portavano sei paia di mutande e destavano passioni che oggi non suscitano più.
La morte è senza mistero, come la vita. È una necessità: poiché è necessario vivere.
Essere immortale è cosa da poco, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte.
Rubinetti che gocciolano, scoregge di passione, pneumatici bucati sono tutte cose più tristi della morte.
Un confessore si recò da un moribondo e gli disse: «Vengo a esortarvi a morire in pace». L'altro rispose: «E io vi esorto a lasciarmi morire in pace».
Nessuno sa se per l'uomo la morte non sia per caso il più grande dei beni, eppure la temono come se sapessero bene che è il più grande dei mali. E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?
La morte non deve essere temuta da coloro che vivono con saggezza.
Finché ho un desiderio, ho una ragione per vivere. La soddisfazione è la morte.
Bisogna avere almeno una certezza: quella di rimanere padrone della propria morte e di essere in grado di scegliere l'ora e i mezzi.
La morte risolve tutti i problemi: niente uomini, niente problemi.
La vita è piacevole, la morte è pacifica. È la transizione che crea dei problemi.