Bisogna ridere della propria tristezza come ridono gli dèi.- Ferruccio Masini
Bisogna ridere della propria tristezza come ridono gli dèi.
Chi appartiene alla disperazione non può appartenere a nessuno.
Si può far finta di filosofare, ma non si può far finta di vivere.
Ridere di sé è facile, ridere del mondo un po' meno. Ridere, ridere solamente, impossibile.
La tristezza del discendere è il prezzo pattuito della gioia del salire.
Ci può essere qualcosa di più triste di una processione di quattro o cinque medici nella stanza di un ammalato?
Beati quelli che sono nella tristezza: Dio li consolerà.
Quando uno è triste non servono le classifiche, non c'è un tristometro, è inutile dire sto mediamente peggio di te o decisamente meglio di te, si diventa tutti ottusi ed egoisti e la propria tristezza diventa una grande campana in cui ci si chiude, per non ascoltare la tristezza degli altri.
Il lavoro è il miglior antidoto alla tristezza.
La tristezza solenne che abita in tutte le grandi cose sulle vette come nelle grandi vite, nelle notti profonde come nei poemi eterni.
La tristezza è il nostro destino. Ma è per questo che le nostre vite saranno cantate per sempre, da tutti gli uomini che verranno.
Tristezza che non viene da sola e non viene da ora.
Incominciai a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.