Chi appartiene alla disperazione non può appartenere a nessuno.- Ferruccio Masini
Chi appartiene alla disperazione non può appartenere a nessuno.
Bisogna ridere della propria tristezza come ridono gli dèi.
Ridere di sé è facile, ridere del mondo un po' meno. Ridere, ridere solamente, impossibile.
Si può far finta di filosofare, ma non si può far finta di vivere.
Roma è cambiata tanto. È sempre più cattiva, è sempre più aggressiva. Le persone sono disperate. La città è imbruttita, degradata.
In tempi di disperazione la gente crede a quello che vuole credere e noi abbiamo creato quello a cui volevano credere.
La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione.
Senza amare se stessi non è possibile amare neanche il prossimo, l'odio di sé è identico al gretto egoismo e produce alla fine lo stesso orribile isolamento, la stessa disperazione.
La disperazione è il prezzo che si paga per l'autocoscienza.
La lotta e la ribellione comportano sempre una certa dose di speranza, mentre la disperazione è muta.
Se c'è un peccato contro la vita, non è tanto disperarne, quanto sperare in un'altra vita, e sottrarsi all'implacabile grandezza di questa.
La disperazione è solo per coloro che vedono la fine senza dubbio possibile.
Il successo è la buona fortuna che proviene dall'aspirazione, dalla disperazione, dalla traspirazione e dall'ispirazione.
È sperare la cosa più difficile. La cosa più facile è disperare, ed è la grande tentazione.