Chi appartiene alla disperazione non può appartenere a nessuno.- Ferruccio Masini
Chi appartiene alla disperazione non può appartenere a nessuno.
Bisogna ridere della propria tristezza come ridono gli dèi.
Ridere di sé è facile, ridere del mondo un po' meno. Ridere, ridere solamente, impossibile.
Si può far finta di filosofare, ma non si può far finta di vivere.
Nessun dramma personale è tale da poter essere vomitato in faccia agli altri. Per quelli rimediabili, basta e avanza la commedia. Per quelli irrimediabili, in novecentonovantanove casi su mille è preferibile il silenzio. È più decente.
Quando la disperazione più nera e lo scoramento vengono scalzati dalla percezione lancinante dell'orrore, in nostro soccorso sopraggiunge l'oppio assurdo dell'ottimismo.
Solo quando vedi la luce, dopo che sei stata a lungo al buio, ti ricordi del colore delle cose.
Dove non c'è speranza, non c'è neanche vita.
In tempi di disperazione la gente crede a quello che vuole credere e noi abbiamo creato quello a cui volevano credere.
La disperazione è un narcotico: culla l'anima nell'indifferenza.
In tutte le lacrime indugia una speranza.
Chi vive amante sai che delira, spesso si lagna,sempre sospira né d'altro parla che di morir.
Una fame di cose senza speranza bracca i nostri spiriti per tutta la vita.
Che si può fare dell'amore quando raggiunge questi livelli di disperazione, impotenza e concentrazione folle? Qualcosa verrà senz'altro a demolirlo.