I sogni: "lavoro nero", ma non pagato, della ragione.- Gesualdo Bufalino
I sogni: "lavoro nero", ma non pagato, della ragione.
Vivere in incognito, come Dio.
Credo che in due occasioni di compleanno ci si sente improvvisamente decrepiti: a diciannove anni e a cinquanta.
Come ogni brutto sono sempre stato oggetto di passioni disinteressate.
Scrivere è continuare, inseguire al di là della tenebra quel fanalino fuggente che è l'uomo.
Bisogna che abbiamo un'idea molto primitiva dell'eternità se facciamo tanto caso del morire a trenta o a cent'anni.
Guagliò, ma che te ne fotte?! E quando good good cchiù nero da notte nun può venì!
È inganno tipografico, che una pagina abbia lo spessore esiguo su cui, su entrambi i lati, si stampa. Direi che la pagina comincia da quella esigua superficie in bianco e nero, ma si dilunga e si dilata e sprofonda, ed anche emerge e fa bitorzoli, e cola fuori dai margini.
Io sono l'uomo magico. Il Babbo Natale del subconscio.
Pulci giganti ammantate di mistero mi hanno dato un buon lavoro e mi pagano anche in nero.
Si può entrare nel regno di Dio anche dal nero portale del peccato.
Io sono un cantante che ha spaccato a metà la critica: quelli che mi volevano bene dicevano che ero il Ray Charles bianco, mentre quelli che mi volevano male dicevano che ero il Toto Cutugno nero.
Vedevo la mia immagine sfumata e poco nitida riflessa nel vetro nero. Proprio come mi sentivo io.
Un uccello raro sulla terra, e in tutto simile a un cigno nero.
In pista non esiste bianco o nero, ma solo veloce o lento. Non conta nient'altro. Né il colore, né il denaro e neanche l'odio.
E poi il ritorno in un paese diviso, più nero nel viso, più rosso d'amore.