I poveri sono le brioches dell'anima.- Giorgio Manganelli
I poveri sono le brioches dell'anima.
A D'Annunzio non interessa trasmettere alcunché, vuole solo costruire delle strutture e per costruire saccheggia la totalità del vocabolario italiano.
Essere ebreo è una condizione umana estrema, terribile e insondabile; una condizione di cui l'occidentale ha paura; e noi sappiamo che si ha paura di ciò che sta dentro di noi, non di ciò che ci è estraneo.
Lo scrittore deve adescare, non deve raccontare niente, non ha nessun compito di trasmettere verità.
Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile.
La vita è e deve essere un negativo dei sogni.
Non ho mai conosciuto una persona che ammettesse di essere ricca o di stare dormendo: forse chi è povero o sta sveglio ha un qualche grande vantaggio di ordine morale? Perché mai sarà così?
C'è una povertà in questo tipo di vita, una povertà diversa da quella materiale di una volta. Una povertà interiore che, più che far paura, umilia. Umilia la grande ricchezza, la grande potenzialità che c'è in ognuno di noi.
Dio ama i poveri, e, per conseguenza, ama quelli che amano i poveri.
Le guerre delle nazioni si combattono per cambiare le mappe. Ma le guerre della povertà sono combattute per mappare il cambiamento.
La povertà non disonora nessuno, ma è maledettamente incomoda.
I poveri sono quelli che si sentono poveri, e la povertà consiste nel sentirsi povero.
Nessuno al mondo è più povero del ricco incapace di dissipare.
La pallida morte batte ugualmente al tugurio del povero come al castello dei re.
Si dice che i ricchi possono permettersi di essere caritatevoli. Be', i poveri possono permettersi di essere nobili.
Quando i ricchi furfanti hanno bisogno di quelli poveri, quelli poveri possono fare il prezzo che vogliono.