I poveri sono le brioches dell'anima.- Giorgio Manganelli
I poveri sono le brioches dell'anima.
Finché c'è al mondo un bimbo che muore di fame, fare letteratura è immorale.
Un linguaggio è un gigantesco "come se".
Una parola è un incantamento, una evocazione allucinatoria, non designa una 'cosa', ma la cosa diventa parola.
Un lettore professionista è in primo luogo chi sa quali libri non leggere.
Ogni viaggio comincia con un vagheggiamento e si conclude con un invece.
La pallida morte batte ugualmente al tugurio del povero come al castello dei re.
Se la povertà è madre del crimine, la stupidità ne è il padre.
L'età in cui si divide tutto, è quella in cui non si possiede nulla.
Il solo pensiero di una famiglia senza il necessario per vivere, mi da un'acuta sofferenza fisica. Io so, per averlo provato, che cosa vuol dire la casa deserta ed il desco nudo.
I poveri sono i negri d'Europa.
La povertà è una forma di halitosi sprirituale.
È nobile cosa la povertà accettata con gioia.
Quando ero piccolo ero così povero che pensavo che gli aiuti governativi fossero una marca.
Era così povera che quando si mangiava le unghie apparecchiava la tavola. Spesso prendeva qualcosa di caldo: la febbre.
C'è una povertà in questo tipo di vita, una povertà diversa da quella materiale di una volta. Una povertà interiore che, più che far paura, umilia. Umilia la grande ricchezza, la grande potenzialità che c'è in ognuno di noi.