Gloria non di virtù figlia a che vale?- Giovanni Della Casa
Gloria non di virtù figlia a che vale?
Il proferire il tuo consiglio non richiesto niuna altra cosa è che un dire di esser più savio di colui cui tu consigli, anzi un rimproverargli il suo poco sapere e la sua ignoranza.
Gli uomini devonsi più tosto pesare con la stadera del mugnaio che con la bilancia dell'orafo; ed è convenevol cosa lo esser presto di accettarli non per quello che essi veramente vagliono, ma, come si fa delle monete, per quello che corrono.
Non deve l'uomo nobile correre per via, né troppo affrettarsi; che ciò conviene al palafreniere, e non al gentiluomo.
La superbia non è altro che non istimar altrui.
La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarci sempre dopo una caduta.
La gloria del mondo è transitoria. E non è certo la gloria a fornirci la misura della nostra vita, ma piuttosto la scelta di seguire la nostra leggenda personale, di credere nelle nostre utopie e di lottare per esse.
Quando la riconoscenza di un gran numero per uno solo perde ogni pudore, allora nasce la gloria.
La differenza fra la gloria reale e quella fittizia sta nel sopravvivere nella storia o in una storia.
Non il piacere, non la gloria, non il potere: la libertà, unicamente la libertà.
La gloria è il sole dei morti.
La gloria, regal femmina, vuol sedurre e non esser sedotta.
Morire non significa nulla, ma vivere sconfitti e senza gloria significa morire ogni giorno.
Oltre a essere effimera, la gloria non è priva di conseguenze.
La gloria d'aver fondato la religione dell'umanità spetta alla comunità semitica.