La morte come liberatrice dall'informazione.- Guido Ceronetti
La morte come liberatrice dall'informazione.
Per quanto nobile possa essere una ricerca di medicina, la sperimentazione su esseri viventi ne farà sempre una figlia della maledizione.
A misura che avanziamo nel tragico, il senso del tragico diminuisce.
L'uomo osa permettersi ancora delle crudeltà, quando già commette tranquillamente e ripetutamente l'atto più crudele di tutti: generare, dare agli orrori della vita esseri che non sono e non patiscono dolore.
Cibarsi di pezzi di animali macellati è un'anomalia, fuori della dieta vegetariana non c'è giovinezza vera.
Il sondaggio e le statistiche hanno sostituito gli oroscopi, ma hanno valore e probabilità uguali.
L'informazione è costantemente usata per provocare attenzione, brividi ed eccitazione: il risultato è una situazione emotiva generale che provoca una montante esigenza di catarsi.
Le informazioni di prima mano sono sempre le migliori.
L'informazione è cresciuta più velocemente della cultura. In questo senso la propaganda ha più chance di prima.
Le informazioni riservate sono, in pratica, la fonte di ogni grande fortuna moderna.
Nei circuiti dell'informazione, perfino una manifestazione di pacifisti o il tifo di una nazione per un avvenimento sportivo agiscono come incitamento alla febbre della guerra.