Non ci comprenderemo mai fra noi finché non avremo ridotto la nostra lingua a non più di sette parole.- Khalil Gibran
Non ci comprenderemo mai fra noi finché non avremo ridotto la nostra lingua a non più di sette parole.
Spesso ci indebitiamo con il futuro per pagare i debiti con il passato.
Una voce non può trascinare la lingua e le labbra che le diedero le ali. Da sola, deve cercare l'etere.
Tutte le nostre parole non sono che briciole cadute dal banchetto della mente.
Rimpiangere l'irrecuperabile è la peggiore delle umane debolezze.
Se guardi il cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore.
È la vita, che mi grava addosso. È tutto. È quello che dovevo fare e non ho fatto. Sono le cose che ho cominciato e non ho mai finito. Le lezioni di pianoforte. La bocciatura in secondo liceo. È mia madre che mi dice non ti capisco.
C'è una sola cosa che valga in arte: quella che non si può spiegare.
La politica per loro non è mai ironia, comicità, non si chiedono mai da dove nascano la satira e il grottesco.
Io sono un genio, ma nessuno lo sa tranne me.
L'entusiasmo è l'illuminazione galoppante, che non può essere misurata dai cavalli-vapore della comprensione.
Sono contro la religione perché ci insegna a essere soddisfatti della nostra incomprensione del mondo.
La verità non può mai essere detta in modo tale da essere compresa, e non essere creduta.
Non sarebbe meglio se non cercassimo di capire a tutti i costi, se accettassimo il fatto che nessun essere umano può davvero capire un altro, che una moglie non capisce il marito, un innamorato la sua amante, un genitore il figlio?
Un poeta osa essere appena chiaro e non va oltre... Egli squarcia il velo della bellezza, ma non lo rimuove. Un poeta del tutto chiaro è un modesto bagliore.
Le religioni sono come le lucciole: per brillare hanno bisogno dell'oscurità.