Ho una nevrosi classica e ciò dà molta sicurezza al mio analista.- Mirco Stefanon
Ho una nevrosi classica e ciò dà molta sicurezza al mio analista.
Errare è umano, pentirsi è divino, perseverare nel pentirsi è cattolico.
È inutile annacquare la vita sperando in questo modo di allungarla.
Nel presente sono imperfetto ma nel futuro sarò trapassato.
La notte porta consiglio. Si suicidò all'alba.
Ciò che rende la vita sopportabile sono le uscite di sicurezza.
Il nevrotico si isola dalla realtà perché la trova nel suo insieme o in una sua parte insopportabile.
La possibilità di dare un senso ai sintomi nevrotici mediante l'interpretazione analitica è una prova irrefutabile dell'esistenza o, se preferite, della necessità dell'ipotesi dei processi psichici inconsci.
Il nevrotico crede di poter star bene una volta guarito. In ciò consiste la sua nevrosi.
Sia per la nevrosi sia per la psicosi si presenta non solo il problema della perdita di realtà, ma anche il problema di un suo sostituto.
Ci si potrebbe arrischiare a considerare la nevrosi ossessiva come un equivalente patologico della formazione religiosa e a descrivere la nevrosi come una religiosità individuale e la religione come una nevrosi ossessiva universale.
La nevrosi non rinnega la realtà e semplicemente di essa non vuole sapere nulla; la psicosi invece rinnega la realtà e cerca di rimpiazzarla.
La differenza genetica più importante tra le nevrosi e le psicosi: la nevrosi sarebbe l'effetto di un conflitto tra l'Io e il suo Es, mentre la psicosi rappresenterebbe l'analogo esito di un perturbamento simile nei rapporti tra Io e mondo esterno.
L'accettazione della nevrosi universale risparmia il compito di formarsi una nevrosi personale.
Il nevrotico anela toccare il fondo, così almeno non avrà più nulla di cui preoccuparsi.
I nevrotici si lamentano della loro malattia ma la sfruttano a volontà, e se la si vuole togliere loro la difendono con le unghie e con i denti.