La rinuncia: l'eroismo della mediocrità.- Natalie Clifford Barney
La rinuncia: l'eroismo della mediocrità.
L'ideale: questo luogo comune che non si trova da nessuna parte.
La guerra, questa giustificazione della stupidità umana.
Si dice che l'uomo è triste dopo l'amore, ma la donna può esserlo prima, durante e dopo.
Bisogna liberare l'uomo dall'uomo.
Nessun popolo crede nel suo governo. Tutt'al più, la gente è rassegnata.
Le persone che mi fanno più tristezza sono quelle che una volta sapevano cosa fosse la profondità, ma poi hanno perso o sono diventate insensibili al senso della meraviglia, quelle che hanno sentito le proprie emozioni andarsene via e non gliene è importato niente.
La collera aspira a punire: e, come osservò acutamente, a questo stesso proposito, un uomo d'ingegno, le piace più d'attribuire i mali a una perversità umana, contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa, con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi.
Una delle cause più comuni del fallimento è l'abitudine di rinunciare quando ci si imbatte in una sconfitta temporanea. Prima o poi, tutti compiamo questo errore nella nostra vita.
La cosa peggiore non è cadere, bensì non rialzarsi e giacere nella polvere.
Quanta rassegnazione nella saggezza.
Chi getta la spugna non vince mai, e un vincente non getta mai la spugna.
Un artista vero oggi non può che rassegnarsi alla più disperata rassegnazione e presentare il conto alla posterità.
La rassegnazione, modalità dell'abitudine, permette a certe forze di accrescersi indefinitamente.
Quando si perde la capacità di vivere i propri miti, si perdono anche i propri dei.