Il pittore non deve dipingere quello che vede, ma quello che si vedrà.- Paul Valéry
Il pittore non deve dipingere quello che vede, ma quello che si vedrà.
La morte è una sorpresa che rende inconcepibile il concepibile.
La vanità non è altro che l'esser sensibili alla eventuale opinione degli altri su di noi. L'orgoglio nell'essere insensibili ad essa.
La Francia, dove l'indifferenza in materia di religione è tanto comune, è anche il paese dei miracoli più recenti.
L'ingegno può coesistere con le superstizioni più grossolane.
Il vero coraggio è la quantità di simulazione disponibile.
La tesi da sviluppare è, qualsiasi sia il nostro temperamento o capacità di fronte alla natura, riprodurre ciò che vediamo, dimenticando tutto quello che c'è stato prima di noi. Il che, penso, permette all'artista di esprimere tutta la sua personalità, grande o piccola.
Quando avete perduto la virtù di tentare, avrete perduto anche la virtù di fare. Bisogna ritrovarsi ogni volta dinanzi alla tela bianca con l'anima nuova come la tela.
Tiene in sé la pittura forza divina non solo quanto si dice dell'amicizia, quale fa gli uomini assenti essere presenti, ma più i morti dopo molti secoli essere quasi vivi, tale che con molta ammirazione dell'artefice e con molta voluttà si riconoscono.
Da ragazzo volevo dipingere, il mio primo amore è stata la pittura. Poi, dopo aver visto a Parigi una mostra sconvolgente di Francis Bacon, abbandonai l'idea.
Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa.
La pittura è più forte di me, mi costringe a dipingere come vuole lei.
Dipingere è meraviglioso, rende più allegri e pazienti. Dopo non si hanno le dita nere, come quando si scrive, ma rosse e blu.
Ai pittori ed ai poeti sempre fu concesso di osare qualche cosa nel limite dovuto.
Il pittore che ritrae per pratica e giudizio d'occhio sanza ragione è come lo specchio, che in sé imita tutte le a sé contrapposte cose, sanza cognizione d'esse.
Se il pittore non disprezza la pittura, paventi di fare una tela che valga più di lui.